Certosa di Monte Benedetto

Percorrendo la strada di accesso al parco che sale dal comune di Villarfocchiardo , ci si trova dopo pochi chilometri al cospetto di una imponente costruzione in una cornice di pascoli e boschi.
E’ la Certosa di Monte Benedetto che grazie alla sua storia può sicuramente essere annoverata come uno dei più importanti monumenti della Valle di Susa ed un notevole prestigio per il Parco Orsiera Rocciavrè che la comprende nei propri confini.

Cenni storici

Il Monachesimo Certosino fu fondato da San Brunone. Nel 1084 egli chiese ed ottenne dal vescovo Ugo di Grenoble una impervia zona montana ove con l’aiuto di pochi compagni, fondò quella che sarebbe divenuta una della più grandi Certose di Francia, La Grande Chartreuse di Grenoble.
L’Ordine Certosino raggiunse il massimo fulgore nel XIV secolo, annoverando in Europa 168 monasteri maschili e 12 femminili.
S. Bruno non poté godere per molto tempo della solitudine della Chartreuse poiché nel 1090 dovette partire per Roma, assecondando la volontà del pontefice Urbano II che voleva circondarsi di persone fidate, tanto da elevarlo al rango di Consigliere. Dopo breve tempo fu però costretto a seguire in il Pontefice in Calabria, incalzato dalle truppe dell’imperatore Enrico IV. Dopo aver rifiutato ogni altro tipo di incarico, ottenne dal Papa la licenza di ritirarsi in un luogo montuoso e solitario ove con l’aiuto del Conte Ruggero signore della regione, eresse la Certosa di Serra S. Bruno.
Alla sua morte avvenuta il 6 ottobre 1101, Brunone venne santificato e la sua salma tradotta nella Grande Chartreuse.
Verso il 1189 alcuni monaci francesi della Chartreuse, decisero di staccarsi dalla loro casa madre ed ottennero dal conte Tommaso I di Moriana il territorio della Losa sopra Gravere.
Qui costruirono un piccolo monastero probabilmente con l’intenzione di ingrandirlo in un secondo tempo. Fu forse l’eccessiva vicinanza alla città di Susa a mutare le loro intenzioni ritenendo la zona non più idonea alle loro esigenze.
Il generoso conte Tommaso assegnò nuovamente una vasta estensione di territorio a monte di Villarfocchiardo, denominato Monte Benedetto.
Grazie all’opera di Padre Guido, (che fu il primo abate della Losa) e dei suoi monaci iniziò la costruzione di una primaria Casa di Dio e dopo anni di impegno e di duro lavoro si completò l’edificazione dell’intero complesso della certosa .
Nulla si conosce rispetto alla costruzione materiale degli edifici. Lacuna questa comune alla quasi totalità delle certose antiche che non ci consente di soddisfare le curiosità in fatto di tecniche, tempi di costruzione, risorse economiche, architetti e maestranze. Peraltro anche la data stessa della fondazione ci è sconosciuta.

I certosini abitarono la zona per quasi trecento anni . Col tempo però la comunità certosina aveva spostato i proprii interessi dalle attività silvo- pastorali, verso i fertili terreni del fondovalle.
In questo nuovo contesto, la collocazione della Certosa venne trovarsi in una posizione troppo decentrata motivo per il quale il frate priore François de Pratis chiese più volte al Capitolo Generale la possibilità di trasferirsi a Banda per meglio curare i nuovi interessi. Nonostante il rifiuto di quest’ultimo a concedere il trasferimento, vennero approntate a Banda cinque celle che dovevano servire da ricovero d’emergenza.
Nel 1473 una straordinaria piena del rio Fontane danneggiò gravemente la Certosa di Monte Benedetto. Le celle dei monaci [disegno] furono completamente distrutte ed un pauroso smottamento trascinò a valle per oltre 50 metri la correria , sede amministrativa della comunità.
A fronte di tale situazione , il Capitolo Generale approvò finalmente il trasferimento a Banda che avvenne ufficialmente nel 1498 .
La Certosa di Monte Benedetto venne ridotta ad edificio per attività silvo- pastorali (grangia) ed affidata al procuratore sino alla confisca avvenuta nel periodo napoleonico.

Il 5 giugno 1598 i monaci di Monte Benedetto si trasferirono ad Avigliana ove possedevano una chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie e si sistemarono nel convento degli Umiliati, il cui ordine che era stato soppresso. La permanenza nella nuova dimora fu però di breve durata. Nel 1630 infatti, il re Carlo Emanuele I impegnato in una guerra contro la Francia fece demolire il convento per erigere dei bastioni a difesa della città.
Il Duca di Savoia che si era impegnato a trovare una nuova collocazione ai monaci, morì prima di poter onorare la promessa, evento che obbligò i religiosi a rientrare a Banda.
Tuttavia la volontà di ritornare ad Avigliana era ancora viva nei cuori dei monaci, tanto da intraprendere la ricostruzione della chiesa distrutta dal re, che venne officiata già nel 1638.
Ma il loro pellegrinaggio non era ancora concluso.
Verso il 1640 infatti, la reggente Madama Cristina reduce da una visita alla Gran Chartreuse di Grenoble fu spinta da un rinnovato fervore verso l’ordine dei certosini tanto da disporre con un editto del 1641 la fondazione della Certosa Reale di Collegno. La costruzione dell’edificio si trascinò fra mille vicissitudini per quasi novant’anni, ciò nonostante già nel 1647 i certosini di Monte Benedetto furono chiamati a trasferirsi.
La loro storia si concluse con l’invasione francese della fine del 1700. Gli ordini religiosi vennero sciolti ed i loro beni confiscati.
In seguito alla restaurazione, alcuni monaci fecero ritorno a Collegno , ma dopo qualche anno la comunità si disperse definitivamente e la Certosa Reale venne adibita a manicomio.

Descrizione architettonica
della Certosa di Monte Benedetto


La Certosa di Monte Benedetto riveste un particolare interesse nell’ambito della storia certosina e più largamente nella storia delle strutture monastiche alpine. Appartiene infatti al gruppo delle più antiche fondazioni dell’ordine certosino in Italia ma, a differenza di altre certose è stata abbandonata in età ancora bassomedievale e non ha quindi subito le variazioni organizzative e planimetriche che hanno caratterizzato le altre certose all’epoca della Controriforma. E’ quindi possibile attingere importanti e rare informazioni circa l’organizzazione delle strutture cenobitiche e produttive caratterizzanti la fase iniziale e medievale dell’ordine che, in questa realtà potrebbero essere presenti intatte ed in larga misura sotto la profonda coltre di detriti trasportati durante la piena che nel 1473 distrusse la certosa [disegno], mentre altrove tali tracce non sono più reperibili in quanto sepolte sotto nuove strutture.
Nel suo complesso la certosa è vissuta approssimativamente dal 1198 – 1200 [disegno] epoca in cui si insediarono i certosini provenienti dalla Losa, al 1473 quando fu distrutta dall’alluvione.
Quanto resta dell’attuale certosa [disegno] è pertanto la struttura “congelata” nel tempo di una costruzione della metà del XV secolo, anche se certamente sono stati attuati su di essa , rimaneggiamenti e opere edilizie aggiunte, tipo il lungo ed alto porticato nella parte sud della manica di fronte alla chiesa ed il piccolo fabbricato appoggiato alla parete nord della stessa.
Come già spiegato, secondo la tipologia certosina, la casa alta era accompagnata dalla correria o casa bassa i cui resti nel caso di Monte Benedetto, sono ben visibili a valle della chiesa lungo il percorso della mulattiera (strada antica) che parte da Villarfocchiardo; l’attuale collocazione è stata dovuta ad un importante evento franoso conseguente all’infiltrazione di acque sotterranee che trasportò la costruzione circa 50 m più a valle dell’ubicazione originale. Rimase in piedi , semi affondata e notevolmente inclinata solo la sua chiesa, mentre i fabbricati che le facevano corona andarono completamente distrutti.; rimane parzialmente visibile oltre la correria un piccolo edificio abitato probabilmente dal converso posto a guardia della via di accesso alla certosa.
Il perno di ogni complesso certosino era dunque la chiesa. Le severe regole Certosine imponevano infatti che nel luogo prescelto per edificare un nuovo complesso abbaziale, doveva essere edificata a priori la “Casa di Dio” dove giornalmente si celebrava la messa.
La chiesa di Monte Benedetto risente degli stili, comuni e coevi alla nascita del movimento di S. Bruno, delle congregazioni di Chalais, di Citeaux e di Grandmont che avevano abbracciato gli ideali di povertà e di semplicità nell’ambito della riforma ecclesiastica del XII secolo e conservava queste caratteristiche anche alla metà del XV secolo.
Nel caso di Monte Benedetto la chiesa [disegno] è l’unico manufatto del complesso certosino che si è mantenuto interamente. Essa misura 23.70 x 6.90 , è illuminata da tre finestre per lato, a profonda strombatura ed arco a pieno sesto con misura di 1.85 per 0.85 m all’ esterno. Il presbiterio ha l’ abside piatta , caratteristica di tutte le certose, orientata a levante e più stretta della navata (5.78 m); la volta a botte a pieno sesto ha un’altezza di 10 m; lo spessore dei muri è di 1.60 m.; sul lato sinistro dell’altare in pietra si accede alla sacrestia tramite una porta che attraversa un muro di 2 m. di spessore all’interno del quale è stata ricavata una scala elicoidale che permette l’accesso al sottotetto.
Nella facciata si aprono una finestra romanica ed una massiccia porta con gli stipiti in blocchi di pietra e un monolito per architrave; in origine l’ingresso era sovrastato da un portico la cui esistenza è comprovata dalla presenza delle mensole a rostro.
Originariamente nelle pareti nord e sud si aprivano l’una di fronte all’altra due porte poste a circa 11.70 m dalla facciata quindi a metà chiesa. Secondo gli usi certosini i monaci non accedevano al coro tramite la porta di facciata che rivestiva poca importanza (tanto che alla certosa di Banda non era neanche presente). In particolare a Monte Benedetto l’ingresso dei monaci avveniva dal lato nord che comunicava con il chiostro grande. La porta sud non poteva comunque essere utilizzata dai conversi in quanto, per la sua ubicazione, dava anch’essa accesso al coro dei padri che come già specificato, era tassativamente separato tramite un divisorio trasversale ligneo, da quello dei conversi. Questa porta permetteva l’accesso al capitolo posto come d’uso nel piccolo chiostro; attualmente è possibile riconoscere il capitolo, (le cui dimensioni dovevano essere all’incirca di 7 x 5 m.), in quella che viene chiamata “cappelle cimiteriale” contro il lato sud della chiesa, della quale restano la parete di fondo interrata (aperta da una monofora romanica), i ruderi del muro sud e le tracce dell’immorsatura nel fianco della chiesa.
All’interno della chiesa è visibile sulla parete sud, quasi all’angolo della facciata, un’altra porta di circa 2.20 x 1 m. sopraelevata all’interno rispetto al pavimento di 0.50 m. (erano sicuramente presenti un paio di gradini) ; era la porta tramite la quale i conversi accedevano al loro coro. La porta dei conversi conferma la posizione lungo il fianco sud della chiesa del piccolo chiostro (la cui copertura è ancora denunciata dai rostri in pietra), sul quale doveva affacciarsi anche il refettorio.
Punto focale di ogni certosa era il passaggio fra il chiostro grande e la chiesa. I monaci di Monte Benedetto risolsero il problema erigendo un portico sulla facciata nord della chiesa di cui rimangono ancora le mensole. Per quanto concerne il chiostro grande, l’ubicazione delle celle si trovava sicuramente attorno all’area est della chiesa e sul lato nord; ci sono invece incertezze sul lato sud dove la distruzione ad opera della piena fu pressoché totale.
Il numero delle celle poteva essere superiore a tredici prevedendo in certi periodi un soprannumero di monaci. Per quanto concerne le strutture che attualmente vengono classificate come celle, risulta evidente che sono solo parte di esse, in quanto le esigue dimensioni di circa 5 x 4 m. non sarebbero state sufficienti al monaco per espletare i normali compiti quotidiani, cui era chiamato per regola. Si tratta quindi con tutta probabilità di resti di edifici più articolati realizzati in pietra e legno con piano terra e primo piano che precorrevano le tipologie costruttive che divennero comuni in tutte le certose edificate dal 1300 al 1600.
L’intero complesso della casa alta era circondato da un muro di cinta a tratti ancora visibile nella parte nord-ovest; resti sono invece presenti a monte del pianoro sul lato sud del complesso.
In conclusione si possono ipotizzare nel corso dei secoli diverse modifiche alla primaria impostazione della certosa:

  1. Inizio del XII secolo [disegno]. La chiesa era bassa coperta in legno (scandole) e forse già con pavimentazione in cocciopesto su preparazione in pietre: si erigevano il piccolo chiostro con il capitolo ed il locutorium sul lato est, il locale di servizio ad ovest ed il refettorio a sud; l’entrata e le cucine dovevano essere nella zona dell’attuale casa del priore. Più a valle la correria, luogo di servizio e di residenza dei conversi e la foresteria.

  2. Inizio del XIV secolo [disegno]. • La chiesa venne rialzata, le volte erano in muratura rinforzate da archi a sesto acuto in stile gotico (che il mondo certosino adotta piuttosto tardi), le falde del tetto coperte di lastre di pietra. In questa fase il pavimento era sicuramente di cocciopesto ed il grande chiostro strutturato secondo canoni di austerità e utilità. • Veniva nuovamente modificata la copertura della chiesa conferendo al tetto un’inclinazione più dolce.

  3. Dalla metà del XIV secolo [disegno]. La correria viene abolita e davanti alla chiesa si edifica la foresteria, le cucine ed il refettorio vengono collocate nel piccolo chiostro; si costruisce la casa del priore ed un nuovo portico nella parte occidentale del piccolo chiostro.

  4. XV secolo. La comunità si trasferisce a Banda in seguito ai disastrosi eventi alluvionali. La certosa si muta in tenuta agricola ed a tal fine vengono effettuate le chiusure di tutte le arcate alla ricerca di spazi chiusi. Anche la porta dei conversi e la prima finestra della chiesa vengono chiuse per sviluppare il fabbricato addossato al lato sud della chiesa.

La Certosa di oggi


Attualmente [disegno] la certosa di Monte Benedetto, è costituita dai fabbricati descritti e da circa novanta ettari di terreno pascolivo e boschivo.
Durante i mesi estivi viene utilizzata per brevi periodi dal proprietario alloggiante presso la casa del priore, dal malgaro nel periodo dall’inizio primavera al tardo autunno e dall’Ente Parco esclusivamente per la parte inerente la chiesa al fine di promuovere manifestazioni turistico culturali.
A cura dell’Ente è stata inoltre allestita nella chiesa una mostra permanente che illustra il mondo certosino e la storia della certosa, mentre nelle immediate circostanze è stato realizzato un sentiero “autoguidato” con la descrizione dei vari edifici che facevano corona alla chiesa dei quali, come già evidenziato, non rimangono che poche tracce.
Considerando la volontà dell’attuale proprietario ad alienare l’intero comprensorio di Monte Benedetto per un valore stimato di circa 425.000//00 euro, l’eventuale acquisto da parte dell’Ente Parco, seppur oneroso, consentirebbe di avviare un progetto integrato di sviluppo ambientale dell’intera area.


Note: Il presente documento è stato redatto attingendo informazioni dalle seguenti fonti:
Certosini in Val di Susa: strutture conventuali ed economiche da Losa ad Avigliana, XII – XVII secolo (tesi di laurea Federica TURCO e Michela FAVRO); Guida alla Certosa di Montebenedetto
e al Parco dell’Orsiera Rocciavrè (cenni tratti dagli articoli di:Mariamaddalena NEGRO PONZI, Silvio CHIABERTO, Laura MORO).

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